Mi sono fermata nel reparto libri per bambini (tranquilli... è ancora prestino per me pensare ad acquisti per i miei futuri figli) e prendo in mano incuriosita alcuni libri. Riassumo: da 0 a tre anni "Mamma Oca insegna i numeri", "Leggi le tue prime paroline", "Ripeti con me le tue prime parole in inglese"; poi da 4 ai 6 anni "Il tuo primo vocabolario", "La natura insegna" ... ragazzi mancava solo la Treccani!
E i libri di storie fantastiche e l'orsetto di Scarry che andava in città con la sua auto rossa e la Nuvoletta Olga di Nicoletta Costa che voleva fare assolutamente la pipì e tutti i libri di fantasia, dove sono andati? Tutti riposti nello scaffale più in alto, per i nostalgici o ancora per quei genitori che ci credono che i bambini devono sognare, fantasticare, giocare, crescere da bambini.
E inevitabilmente salto con i ricordi alle mie elementari. Io sono stata una di quelle scolare-cavia della sperimentazione. Le grandi novità erano parecchie, oltre ai tre rientri pomeridiani che odiavo perchè rubavano il MIO TEMPO (cosa che continuavo a dire a mia mamma).
- La lingua inglese: schede con la parolina in inglese e in fianco il disegno che dovevo colorare... quanto ho colorato. Dicevo più di una volta, sempre alla mammina : "La maestra Anna forse non voleva fare inglese, ma voleva fare la maestra di disegno"! ... e le ricette dei dolcetti da fare a casa, che incubo, mai riuscito nulla!
- L'educazione musicale: non ho ricordi... forse l'avevano unita alle canzoni che facevamo nelle ore di inglese.
- L'educazione sessuale: in quinta abbiamo visto come eravamo fatti perchè prima non ce ne eravamo accorti; la parola "Sissa" non poteva più far parte del mio vocabolario.
- Il computer: questa era stata l'evoluzione più grande, una classe intera con due computer, ognuno di noi scriveva in questa scatole delle paroline che per magia apparivano in uno schermo! Infatti dovevamo stabilire un legame profondo con la parola schermo, dal PC alla TV, uniti per l'eternità.
- L'educazione alla multiculturalità mi aveva insegnato che il mio amico Mohammed era diverso da me, prima non me ne ero accorta. Poi in terza elementare non abbiamo più potuto fare il presepe... non era cosa buona! Ci si divertiva troppo forse a mettere tutti insieme le pecorelle.
Ho lasciato per ultima l'educazione all'immagine. Con l'entrata di tutto quel grande progetto educativo per le nostre testoline in crescita, non rimaneva più il tempo per disegnare. Infatti nella scatola che raccoglie i miei ricordi c'è una misera cartellina che contiene pochissimi disegni legati ai 5 anni delle elementari. Allora per ovviare a ciò, la maestra di italiano, dopo ogni temino, ci faceva illustrare ciò che avevamo scritto.
Non so se per voi era lo stesso, ma io pregavo i miei di stare la domenica sul divano di casa per evitare, il lunedì, di scrivere cosa avevo fatto il fine settimana. Quando terminavo il temino, non ne avevo proprio più per il disegno!
Sempre per educarci, poi, veniva chiamata ogni anno una artista che doveva insegnarci le tecniche pittoriche. Tecniche? Ma i bambini non possono essere liberi di esprimersi e di dare spazio alla loro creatività? Io volevo disegnare, creare, pensare e divertirmi con i miei colori...cosa che potevo fare il pomeriggio, a casa mia, dove carta e ogni tipo di colore non sono mai mancati, dove mi stendevo sul pavimento con i miei fogli e lì disegnavo quello che volevo, senza imposizioni di sorta!
Non so come funzionano le cose nelle scuole adesso, ma ho visto quei libri e mi sono detta: "Cara Irene, mi sa che non è facile 'nemmeno' essere bambini ai nostri giorni"!
